Legend Cup Isola d’Elba

Domenica scorsa si è svolta la spettacolare Capoliveri Legend Cup nello scenario fantastico dell’Isola d’Elba, gara mtb di livello internazionale.

Per fortuna questa domenica ha graziato i nostri atleti di un meteo favorevole che a permesso finalmente di disputare una gara (durisima: 80km per 3300mt di dislivello) al massimo delle loro potenzialità.

A partecipare sono stati Massimiliano Pardini, Daniele Cittadini e Paolo Conti. Tutti sono riusciti a protare a termine la gara, qualcuno soffrendo ma stringendo i denti fino in fondo, altri dimostrando un vero spirito di squadra e sopratutto di amicizia. Riporto sotto il post di Massimiliano Pardini che è l’emblema del nostro sport e di quello che, oltre alla rivalità agonistica, dovrebbe portare.

Potrei scrivere un sacco di cose sulla gara di domenica. Oppure come suggerito dal compagno di squadra Daniele Cittadini dire soltanto che ho fatto caa e chiuderla lì. Sono partito con la speranza di divertirmi su e giù per i monti intorno a Capoliveri, e fino al quarantesimo km di gara è stato così in effetti. Gara spettacolare, paesaggi più belli persino delle Dolomiti. Salite e discese su single track da fare invidia a un luna Park in termini di divertimento. Al quarantesimo chilometro però la magia si è rotta: fatica improvvisa, cuore che sale anche oltre la soglia. Passa la voglia di pedalare, il contachilometri fa fatica a proseguire col ritmo di prima e comincia a salire un sconforto che tutt’ora non mi da pace. Ma è proprio quando si raggiunge il fondo che si comincia a scavare per andare più giù: crampi, gambe che si bloccano all’improvviso. Nei momenti da solo scendono anche le lacrime: vedo sempre più vicino il mio primo ritiro dopo tre anni col numero addosso. Lo comunico al Citta che mi dice: arriviamo a Capoliveri e poi decidi. A quel punto siamo tre: anche Leonardo Paolino pedala con noi, e a quel punto lo sconforto raddoppia. Non solo sto soffrendo, ma sto rovinando la gara a due amici. Cerco di trovare la forza che non c’è più, e in parte la trovo: riesco a stare a ruota sui single in salita, forse anche perché vedendomi in quelle condizioni decidono di rallentare. Ultima salita: dura, durissima. Se poi ci aggiungi i crampi diventa un inferno. Arrivo in fondo stremato, senza nemmeno la forza di apprezzare mia moglie e mio figlio che mi aspettano al traguardo. Ora è tempo di rimboccarci le maniche per prepararci all’obiettivo stagionale, ossia la
Hero. A Prato di certo non mi risparmierò, andrò al massimo cercando di dimenticare la triste avventura elbana. Grazie di cuore quindi a Leo e Citta che mi hanno portato in fondo, a mia moglie che mi ha aspettato al traguardo, e al prossim’anno!

 

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