Sellaronda Hero 2019: un salto nel lungo.

40. Che si fa quest’anno? Maratona dles Dolomites. Ok no, non estratti, peccato. Vabbè non si fa niente di particolare, sarà un anno di relax, 40 anni me li godo sul divano…..

Poi ti trovi un sabato con gli amici del Team della Polisportiva Sangiulianese per il solito giro del weekend e l’Omone (tanto è sempre colpa sua, nel bene e nel male), mentre siamo fermi ad aspettare alcuni rimasti indietro, mi fa (non mi ricordo riferito a chi): “Si, ma lui il lungo della Hero l’ha fatto…..”

Che poi lui te le tira lì e ti lascia a bubbolare tra te e te. Ecco quello è stato il momento in cui ho deciso di fare il lungo della Hero, o per essere più precisi il primo lungo della mia vita ciclistica costellata di corti e di medi. Sarà stato ottobre o novembre. Pentito? No.

Quest’anno siamo in 2 della squadra a farla, io e, appunto, Daniele Cittadini. Lui punta al tempo, io a sopravvivere. Punti di vista opposti per uno stesso percorso. Con noi c’è anche Leo, ormai amico e sponsor #asdPSG. Sento la tensione molto più che in tutte le gare fatte fino ad oggi. Non so cosa mi aspetta visto che non ho mai fatto così tanto dislivello in mtb (nemmeno in bdc ovviamente). La sensazione di non essere sufficientemente preparato dopo un inverno di tempi ritagliati nella giornata, allenamenti sui rulli e, dopo il cambio dell’ora, allenamenti fuori, sempre per poco tempo purtroppo, ma cercando di fare un po’ di qualità (Luca Molteni in questo mi supporta alla grande!). La strategia è procedere conservativo, sapendo che alcuni tratti saranno da camminare e che il finale dovrà essere affrontato con il poco di energia che sarà rimasto. Se arriverò in fondo riposato, pace. Il meteo è la cosa che mi spaventa di più perchè aggiunge un’incognita non di poco conto, ma saremo fortunati in realtà.

Partenza. Sono in griglia 6, partenza ore 7:45. Quei secondi in cui dagli altoparlanti esce solo il ritmo di un battito cardiaco sono interminabili. Si parte!

Dantercepies. La conosco, 800d+ che non ti mollano mai, ma lì sei sempre riposato per cui tutto sembra procedere bene. In cima il pubblico incita ogni atleta. É molto bello sentirti chiamare per nome (sulla tabella frontale c’è infatti scritto): Bravo Francesco, Forza Francesco, Dai che è finita! (Si, c’ho da ridillo, mi dico dentro di me).

Arrivo in cima e parte la discesa verso Corvara. Lo scorso anno trovai degli ingorghi, quest’anno tutto procede bene e finalmente mi godo forse il sentiero più bello di tutta la gara. All’attraversamento della strada i supporter personali sono a fare il tifo, mi servirà!

Pralongià. Per buona parte già fatta lo scorso anno, poi il lungo fa una deviazione per poi ricongiungersi in cima con il corto.

È la salita più facile, poi discesa fino ad Arabba dove invece trovo un po’ di traffico. La gara è lunga, inutile rischiare qui.

Ad Arabba mi fermo al ristoro e mangio qualcosa di solido, cercando di mantenere il serbatoio pieno. Riempio le borracce e risalgo in bici. Da qui in poi i percorsi si dividono e procedo verso l’ignoto. Due delle 4 salite grandi della gara sono state fatte, sono passate 2 ore e 50. Mi dico: mancano solo 2 salite e 2 discese (come dice l’Omone), ma so che non sarà così semplice.

Sourass. Ci sarà da camminare, camminano quasi tutti, in alcuni tratti anche i professionisti. Mi metto l’animo in pace sapendo già che camminare tanto quando sono in bici mi da un po’ fastidio e che qui la mia testa subirà il primo duro colpo. Prima parte fino al paesino dell’Ornella su asfalto e tutto procede bene. Si svolta su sterrato ed una lunga processione di biker che già spingono ti si para davanti: c’è poco da fare se non scendere e immettersi nel lungo serpentone di penitenti (si perché qualcosa di sicuro dobbiamo avere da scontare se facciamo ‘sta salita). Camminata quasi tutta a parte qualche tratto. Ormai in cima (credo dove lo scorso anno finiva la salita per seguire una deviazione causa frana), svolta a sinistra: la vista si apre su un tratto dritto per dritto su cemento che porta poco sotto l’arrivo della cabinovia di Porta Vescovo. Quante volte ci sono salito d’inverno…..bella pista nera, difficile, lunga….ora so che lo è anche che la salita. Arrivo in cima, terza salita fatta, sono passate 5 ore. Manca una salita, mi dico, ma vedo che i chilometri all’arrivo sono sempre tanti…. sicuramente c’è la fregatura (ormai una certezza) ma cerco di non pensarci: ci sono e ballo fino in fondo. Penso anche che lo scorso anno mi sarebbero mancati solo 42 minuti di gara; pensieri brutti, li scaccio.

Da qui si procede verso il passo Pordoi passando per un single track bello tosto e messo male: fango e neve in alcuni tratti lo rendono un po’ complicato e si crea un po’ di coda, ma cerco di non rischiare più di tanto. Dal passo si scende verso Canazei dove i tifosi della Polisportiva Sangiulianese sono ad aspettarci. Sicuramente fa morale, adiamo avanti sopratutto per loro.

Duron. Ultima salita, ormai ci siamo. So che c’è un tratto in falsopiano dove mi dicono si riesca a recuperare un po’. Ma le energie scarseggiano e dopo il Duron c’è il Monte Pana, conserviamo qualcosa mi dico. Pedalo quasi tutto ma i tratti più duri scendo e spingo. Ormai il cuore non sale più e le gambe non hanno più molta energia. Mi trascino al traguardo da qui in poi. Salita molto bella, molto lunga e con un bel paesaggio: si sale in mezzo alla Val Duron partendo da Campitello (questo inverno c’ero a sciare) su su fino al passo. Passano un’ora e venti minuti, interminabili quando non ce la fai più, ma finalmente si scende…. solo un po’….poi Monte Pana fino al rifugio Zallinger, ultimi 2,5km di salita. Siamo a 3600d+ segnati dal garmin. Tutti intorno a me sono provati, io per primo. Ogni tanto passa qualcuno più arzillo, ma niente di più. Arrivo in cima e finalmente so che ormai è fatta, mancano “solo” 18km dei quali gran parte in discesa o “falsa” discesa. Si perché la gara è carogna, non ti molla mai fino in fondo con i suoi rilanci in salita. Dopo pochi metri di discesa su stradone scassato, sento un colpo sordo e aria che esce dalla gomma posteriore. Cavolo, proprio ora no, sono quasi arrivato! Confido nell’inserto per la gomma che ho montato ma che non ho mai, per fortuna, provato, e procedo fino in fondo senza fermarmi: ad oggi posso confermare che gli inserti per le gomme ti possono salvare la gara e soprattutto il morale. Fermarsi per riparare una gomma sarebbe stato un brutto colpo di grazia.

Arrivo. Amen. 8 ore e 41 minuti. Tanto, forse speravo qualcosa meno, ma col senno di poi è tutto più facile. Ci sono Daniele, Leo, Monica e soprattutto Senior con mia mamma ad aspettarmi. Sono loro i supporter. Daniele ci confida che a Canazei quando è passato gli è scesa una lacrimuccia per il tifo inaspettato: belle parole. Io ovviamente, lo so che persone sono, anche se non glielo dico spesso. Ma a questo giro mi hanno dato veramente il supporto morale migliore che ci potesse essere. La dedico a loro per intero.

Prime parole a caldo: “Mai più, mai poi!”.

Chi mi conosce sa che le gare lunghe sono una cosa che non mi piace. Non amo durare fatica oltre un certo limite, al quale forse non mi avvicino nemmeno quando faccio gare più corte, ma tant’è. Me le godo e mi diverto sempre, questo è l’obiettivo primario. La prestazione viene dopo, o forse non verrà mai, di sicuro cerco di preparami al meglio e di fare il massimo che posso con il tempo che. Sabato ho finalmente fatto ciò che tutti i miei amici biker mi hanno sempre spronato a fare, e che loro fanno quasi sempre: una gara coi controco***oni. Ho combattuto principalmente con il mio cervello, a partire dall’iscrizione (sarà una cazzata, mi dicevo?); ho combattuto con la tensione delle settimane precedenti la gara, rinunciando ad altre gare perché volevo rimanere concentrato su una cosa sola, che mi sembrava troppo più grossa delle mie possibilità; ho combattuto con gli imprevisti della vita ma ho cercato di tenere la barra dritta, per me stesso.

Alla fine posso dire di avercela fatta (che forse era un dubbio che avevo solo io).

Mai più e mai poi……. chissà.

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